Descrizione
In Cerco la vita, Aly Mohsen affronta uno dei drammi umanitari più emblematici del nostro tempo, ispirandosi alla fotografia del 2015 che ritrae Aylan Kurdi, il bambino siriano morto durante la traversata migratoria e ritrovato sulla spiaggia di Bodrum. L’artista trasforma quell’immagine in una composizione simbolica che unisce memoria, denuncia e una fragile tensione verso la speranza.
Sullo sfondo, il mare restituisce il corpo del bambino, evocando con sobrietà la tragedia della migrazione forzata. In primo piano, un altro bambino scrive sulla sabbia la frase “Cerco la vita”, gesto semplice e straziante che diventa il fulcro simbolico dell’opera, contrapponendo il desiderio di futuro alla perdita irreversibile dell’innocenza.
La pittura, dominata da tonalità azzurre e sabbiose, costruisce un’atmosfera sospesa e silenziosa, in cui il mare perde il suo significato di salvezza per trasformarsi in confine tragico. Il linguaggio figurativo rimane diretto e privo di retorica, favorendo una partecipazione emotiva e una riflessione etica sulla responsabilità collettiva.
La cornice articolata, nei toni caldi e azzurri, dialoga cromaticamente con la scena e contribuisce a rafforzarne l’unità visiva e la presenza espositiva, senza attenuare la gravità del soggetto.
Inserita nel realismo simbolico contemporaneo, Cerco la vita si configura come un’opera di forte rilevanza etica e culturale, in cui la pittura figurativa diventa strumento di memoria e testimonianza del presente.




